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12/11/2014 

SALUTE CERVELLO GUSTO ED EFFETTO MARIJUANA / ROMA – Da dove ha origine il gusto? Già nella lingua o a un livello superiore, come nel cervello? Qual è il segreto di un buono chef? Uno studio dei ricercatori americani della Columbia University pubblicato su “Nature” ha affermato che “Il tutto sta tutto nel suo cervello”, o meglio, nei suoi neuroni che sono specializzati per ciascuna delle cinque categorie del gusto: salato, amaro, acido, dolce e umami, cioè saporito come la carne.

I RISULTATI DELLA RICERCA – Il team di ricercatori americani è riuscito a smentire definitivamente due antiche teorie: il vecchio luogo comune secondo cui le papille gustative sarebbero organizzate in zone sensoriali ben distinte (si dice generalmente “dolce sulla punta della lingua e amaro alla base”) e l’idea che le cellule cerebrali possano reagire a più stimoli gustativi. La ricerca dimostra invece che i vari sensori specializzati del gusto localizzati sulla lingua hanno dei “corrispondenti” precisi nel cervello. La ricerca ha contribuito a far luce sull’annoso dibattito su quale sia il meccanismo preciso che ci permette di distinguere e percepire il gusto dei cibi: ognuna delle circa 8000 papille della nostra bocca contiene gruppi di cellule in grado di riconoscere ciascuno dei cinque sapori e trasmettere l’informazione a neuroni altamente specifici. Resta però ancora da scoprire come faccia il cervello a elaborare questi stimoli.

LA METODOLOGIA UTILIZZATA IN LABORATORIO – Gli scienziati del team della Columbia University ha progettato e utilizzato alcuni topi geneticamente modificati in modo che le loro cellule nervose (i neuroni gustativi) diventassero fluorescenti quando attivate. Facendo assumere ai piccoli animali alcune sostanze in grado di simulare uno dei cinque gusti, è stato possibile evidenziare gli specifici gruppi di neuroni sensoriali che reagiscono ai diversi stimoli e che fanno parte di una vera e propria rete di connessioni tra la lingua e il cervello: Gli animali sono stati alimentati con prodotti chimici per innescare una risposta salata, amara, acida, dolce o umami sulla lingua, e i ricercatori hanno poi monitorato il cambiamento nel loro cervello.

LE DICHIARAZIONI – Il ricercatore Charles Zuker alla Bbc ha spiegato: “Le cellule sono ben sintonizzate sulle singole caratteristiche, con una bella corrispondenza tra le cellule sulla lingua e quelle nel cervello”. Le cellule staminali sulla lingua producono nuove cellule gustative ogni quindici giorni. Tuttavia questo processo diventa più lento con l’età. “Questi risultati forniscono una strada interessante per far fronte a questo problema perché permettono di avere una chiara comprensione di come funziona il gusto, in modo che si possano immaginare modi per potenziare ulteriormente questa funzione” ha aggiunto e concluso Zuker. Lo studio infine apre le porte al trattamento dei deficit gustativi, che interessano particolarmente gli anziani o nei malati.

L’ALTRO STUDIO – Un’altra ricerca, eseguita dai ricercatori del Center for Brain Health dell’Università del Texas a Dallas e pubblicata in un articolo sui “Proceedings of the National Academy of Sciences” (Pnas), ha fatto, invece, la fotografia agli effetti sul cervello dell’uso abituale di marijuana. I risultati mostrano che i consumatori abituali di “erba” hanno un volume del cervello più piccolo a livello della corteccia orbitofrontale, la parte comunemente associata con la dipendenza, ma anche una maggiore connettività cerebrale. Il team ha condotto la ricerca prendendo in esame 48 adulti consumatori di marijuana (almeno 3 spinelli al giorno) e 62 non consumatori dello stesso genere e di pari età.

 

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