anche il TAR respinge il ricorso del cacciatore

Viterbo, 17 giugno 2022 – (sil.co.) – Bocciato dal Tar del Lazio il ricorso di un cacciatore privato del porto d’armi dopo un incidente. Nel 2015  la prefettura gli ha imposto il divieto di detenere armi, munizioni e materiale esplodente.

Il provvedimento è successivo a un incidente avvenuto durante una battuta quando un colpo esploso accidentalmente dal cacciatore è stato deviato dal ramo di un albero.

La decisione del divieto è collegata alla necessità di garanzia della sicurezza pubblica in quanto, in seguito al colpo partito accidentalmente, il ricorrente sarebbe caduto in uno stato di depressione e non mostrerebbe più i requisiti di affidabilità circa il maneggio di armi e munizioni.

La difesa, nel ricorso, ha contestato “eccesso di potere per motivazione illogica, incongrua e inadeguata”, in quanto la motivazione è basata sull’asserito stato “depressivo” della parte ricorrente, il quale – al contrario – riferisce di non essere mai entrato in una simile fase psichica, che la prefettura collegava all’essersi reso causa dell’incidente.

Il prefetto, nel suo decreto, prende però atto di quanto riportato nel verbale delle forze dell’ordine circa l’esistenza di testimoni i quali avrebbero testimoniato di aver sentito il cacciatore affermare di volersi togliere la vita. “Il provvedimento – replica la difesa –  si basa su di una asserzione (circa lo stato depressivo del ricorrente) solo circostanziale e non dimostrata”.

Per i giudici amministrativi il ricorso non è fondato. 


Porto d’armi è eccezione, prioritaria la pubblica incolumità 

“Nel nostro ordinamento –  si legge nella sentenza –  l’autorizzazione alla detenzione delle armi deve considerarsi eccezionale e le esigenze di incolumità di tutti i cittadini sono prevalenti e prioritarie, per cui la richiesta di porto d’armi può essere soddisfatta solo nell’ipotesi che non sussista alcun pericolo che il soggetto possa abusarne, richiedendosi che l’interessato sia esente da mende e al di sopra di ogni sospetto o indizio negativo in modo tale da scongiurare dubbi e perplessità sotto il profilo dell’ordine e della sicurezza pubblica”.


“Rilevanti per l’affidabilità anche eventi isolati”

“Pertanto – si legge nelle motivazioni – la revoca o il diniego dell’autorizzazione possono essere adottate sulla base di un giudizio ampiamente discrezionale circa la prevedibilità dell’abuso dell’autorizzazione stessa, potendo assumere rilevanza anche fatti isolati, ma significativi, e potendo l’amministrazione valorizzare nella loro oggettività sia fatti di reato diversi, sia vicende e situazioni personali del soggetto che non assumano rilevanza penale, concretamente avvenuti, anche non attinenti alla materia delle armi, da cui si possa desumere la non completa ‘affidabilità’ all’uso delle stesse”. 


“Più che plausibile lo sconforto per l’accaduto”

“Orbene – sottolineano i giudici – nel caso in esame sarebbe stato arduo legittimare un provvedimento di contenuto opposto, vale a dire la conservazione del titolo, essendo più che plausibile, da un lato, lo stato di sconforto per l’accaduto, pur essendo la responsabilità del ricorrente da escludersi per l’evento accidentalmente verificatosi, dall’altro la pur possibile conseguenza denunciata, anche solo per ipotesi, relativa al ricorso a misure estreme nei propri confronti”.


Ricorso infondato per il Tar

“Ci si domanda – è la conclusione – quale sarebbe potuto essere, nei confronti dell’autorità, il giudizio sulla mancata adozione del provvedimento impugnato laddove appunto a dette estreme conseguenze si fosse giunti; la pubblica amministrazione ha congruamente dimostrato la logicità, prima della legittimità, del provvedimento adottato, e tanto basta, alla luce della richiamata giurisprudenza, per condurre alla reiezione del ricorso”.

Fonte: Tusciaweb

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